MONTAIGNE
La vita
Viaggiatore e moralista antesignano del "filosofo ideale" degli illuministi, Michel de Montaigne nacque il 28 febbraio 1533 nel castello di Montaigne nel Périgord in Francia. Educato dal padre in modo del tutto libero ed esente da inutili costrizioni, imparò il latino come lingua materna da un precettore che non conosceva il francese. Studiò diritto e divenne consigliere nel parlamento di Bordeaux (1557). Nel 1580 egli pubblicò i primi due libri di quelli che divennero i celeberrimi "Saggi", di cui usci una prima edizione in due libri nel 1580. Sempre nel '71 Montaigne lasciò la Francia e viaggiò in Svizzera, in Germania e in Italia dove, a Roma, trascorse l'inverno 1580-1581. Nominato sindaco di Bordeaux, ritornò in patria, ma le cure della carica non gli impedirono di attendere allo studio e alla meditazione.
La riflessione di Montaigne si colloca in un momento di profondi rivolgimenti nella cultura e nella storia europea, ed egli può dirsi testimone per eccellenza della crisi dei valori e del sistema di conoscenze scientifiche e filosofiche avvertita nell'Europa della seconda metà del Cinquecento: da un lato, la caduta del geocentrismo, la critica ai principi di Aristotele, le innovazioni mediche dimostravano la provvisorietà di ogni acquisizione umana nelle scienze; dall'altro, la scoperta del continente americano imponeva la riflessione su valori morali fino ad allora giudicati eterni e immutabili per tutti gli uomini. Lo sconvolgimento dell'orizzonte culturale convince Montaigne che il cambiamento non è uno stato provvisorio cui possa succedere un assestamento definitivo del mondo umano: la mutevolezza si rivela infatti espressione tipica della condizione umana, impossibilitata a raggiungere verità e certezze definitive; di qui ha origine lo scetticismo montaignano, la critica alla ragione stoica che, fiduciosa nella propria capacità di essere il veicolo della liberazione umana, non si accorge di essere a sua volta determinata da consuetudini, influenze geografiche e storiche. I filosofi a cui aspirava furono Seneca, per il suo stoicismo e la sua razionalità, Catone per il rifiuto alla tirannide, e Plutarco per la sua profondità etica. Fondamentali furono però gli scettici: è la sua preferenza alla volontà razionale contro le passioni che spingono sovente al fanatismo.
Il pensiero
Lo scopo della filosofia, secondo Montaigne, non è il raggiungimento della verità, ma la sua infinita ricerca. Seguendo la lezione dello Scetticismo, egli ritiene che soltanto l’esercizio continuo del dubbio possa liberare l’uomo dalla presunzione del sapere. Il fondamento di ogni conoscenza è allora, per il filosofo, la conoscenza di se stessi. Come Socrate, il pensatore francese assume su di sé il compito di indagare e descrivere la condizione umana. Persuaso che ogni singolo uomo porti in sé la forma dell’essenza umana, Montaigne traduce la domanda ‘’che cos’è l’uomo?’’ in ‘’che cosa sono io?’. Il filosofo è convinto dell’universalità della natura umana. Una comune condizione di precarietà e fragilità si specifica in forma diversa in ogni essere umano. Pertanto, egli sostiene l’uguaglianza di tutti gli uomini e la pari dignità delle culture. Il filosofo riconosce l’origine sociale della stessa coscienza morale, secondo cui ‘’quello che è fuori dai cardini della consuetudine, lo si giudica fuori dai cardini della ragione’’. Montaigne è anche il primo filosofo moderno a difendere le ragioni del relativismo culturale.

Nessun commento:
Posta un commento